un esame obiettivo di consumi si può fare attraverso la misurazione di un biomarcatore, l’etilglucuronide (EtG) metabolita specifico dell’alcol. L’EtG si può misurare con una certa precisione nel sangue e nelle urine, ma si rivela fondamentale identificarlo nella capigliatura …

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dr. Simona Pichini
dr. Paolo Berretta

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Articoli Scientifici

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Maggio 11, 2020

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Istituto Superiore Sanità

Sulla base degli ultimi studi si stima che quasi il 10% delle donne a livello mondiale assuma alcol in corso della gestazione e che il rapporto delle donne che partoriscono un neonato affetto da sindrome feto alcolica e da spettro dei disordini fetoalcolici (Fetal Alcohol Sindrome FAS; Fetal Alcohol Spectrum Disorder FASD) sia 1:67. Ciò si traduce in circa 15 bambini su 10.000 nati in tutto il mondo.
In alcune regioni europee i dati sono ancor peggiori, visto che circa un quarto di donne consuma alcol in gravidanza, con una conseguente maggiore prevalenza della sindrome feto-alcolica, che risulta essere da 2 a 6 volte superiore alla media mondiale.
Attualmente non esistono dati circa l’incidenza della FAS e FASD sul territorio italiano.
Il consumo di alcolici durante la gravidanza, generalmente è un comportamento che viene conosciuto dai ricercatori attraverso la somministrazione di questionari specifici, sottoposti alle future mamme.
Sovente, le signore invalidano i risultati dei test con delle risposte non veritiere. Questo capita poiché si sentono sia colpevoli di abitudine negative o perché non ricordano con esattezza tutte le loro abitudini durante il periodo della gestazione. Dunque, le conclusioni ricavate diventano inaccurate e/o imprecise.
Per tale motivo un esame obiettivo di consumi si può fare attraverso la misurazione di un biomarcatore, l’etilglucuronide (EtG) metabolita specifico dell’alcol.
L’EtG si può misurare con una certa precisione nel sangue e nelle urine, ma si rivela fondamentale identificarlo nella capigliatura.
La motivazione risiede nel fatto che tramite la lunghezza del capello (la cui crescita è circa un centimetro ogni 30 giorni) si può determinare il consumo nei singoli mesi della gestazione.
La procedura di analisi prevede un campione di ciocche da 3 cm. Che serve a calcolare il consumo durante i vari trimestre della maternità.
Qualora siano superati i valori soglia è bene comunicare alla puerpera i rischi del consumo di bevande alcoliche durante un periodo così delicato (per prevenzione è utile farlo anche quando i valori sono nella norma), illustrando cosa è la sindrome feto alcolica, cosa è lo spettro di disordini feto alcolici e consigliando un eventuale ricorso ai servizi alcologici qualora il consumo di questa sostanza risulti problematico,
Qualora si desideri effettuare una diversa diagnosi precoce sul neonato utilizzando sempre lo stesso biomarcatore, l’etilglucuronide, si può esaminare il meconio neonatale.
Il meconio sono le prime feci che il neonato espelle durante le prime ventiquattro ore e dalla nascita. Esso presenta un colore bruno-verdastro, di consistenza vischiosa e viene emesso nei primi giorni di vita del bambino. È costituito dai prodotti delle secrezioni intestinali unitamente a cellule epiteliali intestinali desquamatesi e dal liquido amniotico ingerito nella pancia della mamma.
Queste feci sono sterili e contengono tutte le sostanze a cui è stato esposto il neonato durante la vita prenatale.
Anche in questo caso, se si supera un valore soglia si potrà definire il neonato prenatalmente esposto all’alcol materno e si potranno attivare dei follow-up neurobiologici per verificare la presenza di danni più o meno severi.

dr.ssa Simona Pichini
dr. Paolo Berretta

Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità

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